Nell’immaginario comune “basta mangiare bene”. Ma la letteratura medico-scientifica è chiara: in molte condizioni la sola alimentazione non è sufficiente a coprire i fabbisogni nutrizionali.
Ecco 5 motivi validati da evidenze cliniche e nutrizionali 
Studi di nutrigenetica e fisiologia mostrano che età, sesso, metabolismo, attività fisica e condizioni cliniche (es. anemia, malassorbimenti, gravidanza) modificano in modo significativo il fabbisogno di micronutrienti (WHO, EFSA, LARN).
Il terreno agricolo impoverito, la lunga conservazione e i processi industriali possono ridurre il contenuto di vitamine e minerali negli alimenti fino al 30–50% rispetto ai valori storici (FAO).
Stress cronico, attività sportiva intensa, fumo, esposizione a inquinanti e ritmi elevati aumentano il fabbisogno di magnesio, vitamine del gruppo B, vitamina C e antiossidanti (PubMed).
Regimi vegetariani/vegani, diete ipocaloriche, allergie o intolleranze possono portare a deficit di vitamina B12, ferro, calcio, iodio, omega-3, difficili da colmare solo con il cibo (Società Italiana di Nutrizione Umana).
Farmaci comuni (IPP, metformina), condizioni intestinali e variazioni enzimatiche possono ridurre l’assorbimento di nutrienti fondamentali, rendendo utile una integrazione calibrata e personalizzata (Letteratura gastroenterologica – PubMed).
Non un’integrazione “a caso”, ma un protocollo mirato, basato su:
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Cuoco specializzato in dietetica
Docente in educazione alimentare
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